Incontri e riflessioni

Mio padre

Scritto da prof.ssa Luisella Saro e allievi il 15 Ottobre 2011.

Mio padre

Raccolta di testi curata dalla prof.ssa Luisella Saro

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu non fossi il mio,
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso, egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno

che la prima viola sull'opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell'altra volta mi ricordo
che la sorella, mia piccola ancora,
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura, ti mancava il cuore:
chè avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata,
tu vacillante l'attiravi al petto
e con carezze dentro le tue braccia
avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch'era il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.
(Camillo Sbarbaro, da Pianissimo, 1914)

La mia forza, il mio coraggio di Maria Giorgia Bianco, 2AE

"Papi". E’ così che chiamo la mia forza, il mio coraggio, la mia luce: il mio papà. Lui è la persona più importante della mia vita, il mio punto di riferimento, il mio coraggio. Tra me e lui c'è quella complicità che c'è tra due persone che si vogliono veramente bene, che si amano.

E' la persona che mi insegna a vivere, mi insegna a lottare, mi insegna a non mollare mai, a puntare in alto ma non troppo, perché se si cade ci si fa male. Eppure so che se dovessi cadere avrei lui vicino a me, avrei lui ad aiutarmi a rialzarmi e tornerei a volare.

Il regalo più bello che ha potuto farmi è stato darmi il suo nome. E' un regalo che porterò con me per tutta la vita. Il nostro rapporto è bellissimo: si basa sulla fiducia e la stima reciproca; è fatto di sorrisi, comprensioni e voglia di vivere assieme i momenti più belli.

Quando siamo arrabbiati non riusciamo a tenerci il muso per più di cinque minuti, così ci abbracciamo e tutto torna come prima. Da piccina gli dicevo sempre che da grande io e lui ci saremo sposati ed ogni tanto glielo ripeto, così, per ridere, ma io gli voglio veramente un mondo di bene! Un altro ricordo che ho di quando ero piccola è che ero un po' gelosa di mia sorella, ma lui mi sussurrava in un orecchio: "Ricordati sempre che tu sei la mia principessa". Sorridevo e gli rispondevo: "E tu sei il mio principe".

Se dovessi esprimere un desiderio, vorrei che tutti i bambini avessero la fortuna di avere un papà come il mio, perché è la cosa più bella del mondo. Insomma, il mio papà è speciale; ogni momento con lui è speciale! E' il migliore del mondo e non lo cambierei per nessun altro!

La sedia vuota di Angelica Moccia
Vorrei potermi svegliare la mattina sapendo che lui è lì giù ad aspettarmi, seduto sulla sedia in cucina a bere il suo solito caffè e mi sorride dolcemente.
Non è così. Lui non c’è.
C’è però la sedia vuota. Vuota come la sensazione del nostro rapporto distrutto dal destino.
Un rapporto straordinario, un legame che credevo indissolubile e che invece si è dissolto.
Spesso i padri cercano di contraddistinguersi dalle madri, facendo la parte di coloro che possono “osare”. La loro permissività va oltre alle aspettative che solitamente si pongono i figli; per questo frequentemente non li capiamo e ci sembrano fuori dagli schemi.
Pensando che molte volte ho trovato superficiale la presenza di mio padre in alcune situazioni, ora che non ritroverò mai più nemmeno questa “superficialità”, vorrei dire ai miei coetanei: “Tenetevi strette le persone che vi dimostrano in tutti i modi il meraviglioso bene che vi vogliono! Non respingetele per il timore di dimostrarvi deboli. Quando non ci saranno più le rimpiangerete…”.

Una parola grande di Giulia Pavan, 2AE
Papà. Una parola grande e importante.
Il rapporto tra me e mio padre non è cambiato da quando ero piccola.
Di solito, fino  ai 12 anni, la figura del padre è essenziale, come l’aria per vivere; poi, quando entri nell’adolescenza, sembra che non ci si possa più far vedere con lui e che si debba avere sempre l’ultima parola.
Per me non è così. Il mio papà è rimasto importante, come una volta. Non mi vergogno, anzi sono fiera di lui e dei miei genitori; a volte capita di litigare, ma si risolvono subito le cose. Con lui gioco, rido, scherzo, mi diverto… Capita che a volte sia pignolo e forse anche un po’ rompiscatole, ma so che tutto quel che fa, lo fa per il mio bene, perché vuole il meglio per me.
Voglio a mio papà un bene immenso.

La mano forte che mi fa sentire sicuro di Sabrina V. Fontanello
Papà, ogni volta che sono a casa voglio che sia sera. Sì, sera, perché torni dal lavoro così posso parlarti della mia giornata e sentire la tua, e le tue storie. Tutte le volte mi accontenti e mi fai felice. Tu mi comprendi, mi aiuti, mi proteggi e mi fai sorridere anche nelle giornate più buie. Quando litighiamo io sto male. Non so il perché, ma è così; per fortuna risistemiamo tutto dopo cinque minuti. Solo vedere che mi sorridi mi dà allegria. Quando sei in casa con noi, ogni mia paura scompare. La tua mano forte mi fa sentire al sicuro. Ho imparato molto da te e sono certa che ne imparerò ancora, di cose. Papà, sai perché la domenica è il giorno della settimana più bello? Perché è il tuo giorno libero e ti vedo a casa. Non so quanto ti devo, ma spero che il mio volerti bene ripaghi ogni tuo sforzo. Anche se sai che non è da me dire ti voglio bene, te lo dico lo stesso: “Ti voglio bene!”.

Non è solo questione di DNA di Anonimo
Io non ce l'ho il papà, nel senso che esiste fisicamente ma è come se non lo avessi…
I miei genitori si sono separati quando ero piccola e il mio rapporto con lui è sempre stato “strano”. Avevamo periodi in cui eravamo tranquilli, altri in cui nemmeno ci parlavamo.
Lui non è mai stato presente: è cose se avesse sempre cercato di rovinare la vita a mia madre e dunque lo reputo una persona squallida.
Ci sono cose troppo familiari da raccontare in un testo, ma una cosa posso dirla: tutti quelli che hanno la fortuna di avere un papà se lo tengano stretto!
Io ora non posso vedere il mio, dato che si trova in carcere, ma penso che forse è meglio così…
Ho il suo DNA, ma io sono un'altra persona!

Una ferita che non si rimargina di V., 2AE
Vorrei che dentro di me la ferita che mi ha provocato mio padre se ne andasse.
Vorrei che capisse l’importanza di avere una figlia; cosa significa fare il padre; come dovrebbe comportarsi nei miei confronti. Vorrei soprattutto che si rendesse conto di cosa mi ha provocato.
Alle volte, a causa di tutto il dolore che  ho dentro, provo a pensare ai momenti in cui da piccola vivevo con lui; cerco di ricordare se almeno una volta mi ha sfiorato il viso per accarezzarmi e dirmi ti voglio bene. Non so se tutto questo è mai accaduto: non ho nessun ricordo preciso di mio padre; so però che vorrei tanto averne qualcuno. Mi piacerebbe ricordare qualche episodio, così almeno avrei, dentro,  “qualcosa” di lui.
Ricordo solo una cosa: il giorno in cui me ne sono andata con mia madre.
Mi sono avvicinata e gli ho detto che sarei ritornata e di non preoccuparsi perché, ora che sarebbe stato solo, avrei pensato io a lui. L’unica cosa che in quel preciso momento mi ha detto è stato “ciao amore”, niente di più.
Quel saluto è stato la fine del rapporto fra me e mio padre, perché con il passare del tempo le cose piano piano sono cambiate: lui si faceva sentire o vedere anche dopo dei mesi e io non riuscivo a capirne il motivo, allora iniziai a pormi tante domande e a chiedermi se fossi io responsabile di ciò che stava accadendo. Alla fine sono arrivata ad una conclusione: non ho fatto nulla che giustifichi il fatto che mio padre si comporti in questo modo. Evidentemente per lui non sono così importante…
Sono cresciuta e maturata, quindi riesco a capire molte più cose di quando ero piccola ed ho constatato che oggi sto andando avanti per la mia strada comunque, anche senza di lui.
Però desidererei davvero tanto che il dolore che mi porto appresso ormai da anni se ne andasse, così da potermi sentire più libera, più leggera…
Fino ad oggi non ho mai chiesto nulla, ma mi piacerebbe molto se lui provasse a mettersi nella mia situazione o almeno in quelle di mia madre; forse capirebbe cosa si prova a crescere una figlia da sola!
Molte volte, quando in casa il discorso cade su mio padre, osservo gli occhi della mamma e vedo ancora, dopo tutti questi anni, il dolore che prova parlando di lui.
Nutro una grande stima per mia madre, perché non tutte le donne sarebbero capaci di superare tutto quello che ha superato lei, facendo tanti sacrifici per rendermi la vita più bella possibile. Vorrei che tutti questi sforzi le venissero ripagati nel modo migliore. Assieme io e le ce la siamo cavata bene, ma a me, però, manca la figura paterna. Mi manca l’affetto che un padre dovrebbe dare alla propria figlia.
Mi piacerebbe parlargli e chiedergli qualche piccolo consiglio, o solamente poter passare una giornata con lui, perché in sedici anni non ho mai vissuto tutto ciò e non so cosa si possa provare.
Se devo essere del tutto sincera, per me papà è un estraneo: non conosco nulla di lui.
Quelle poche volte che lo vedo, scoppio a piangere di fronte a lui anche se preferirei evitarlo, così almeno non saprebbe l’effetto che mia fa quando lo vedo. È difficile spiegare quello che provo quando ce l’ho davanti: è una specie di cattiveria, quella che sento dentro; una rabbia che con il tempo è aumentata, e l’unico modo per sfogare tutto questo è piangere.
Vorrei che comprendesse tutto ciò, però credo che sarà una cosa difficile, se in tutti questi anni non ha ancora capito…
Spero accada “qualcosa” di nuovo e di bello per noi. Se non accadrà, cercherò di cavarmela lo stesso, anche senza di lui, come ho fatto fino ad oggi…

Quel che si è perso di Valentina Fiorindo
Il rapporto con mio padre è abbastanza complicato: i miei genitori sono separati da alcuni anni.
I primi mesi in cui i miei erano separati ricevevo alcune attenzioni  che non ho mai ricevuto prima da mio padre; queste attenzioni sono andate a diminuire di giorno in giorno.
In questi anni non è stato affatto presente nella mia vita. Lui crede che essere presente economicamente sia sufficiente a colmare l’affetto che mi manca da anni.
Non è stato in grado purtroppo di accompagnarmi nella crescita. Ovviamente è sempre mio padre, ma non sono in grado di perdonarlo per il male che ha fatto non solo a me, ma anche a mia madre.
Con il passare del tempo e maturando ho capito che non devo più farmi mille domande pensando che forse tutto questo è accaduto per causa mia. Non devo abbattermi. Devo guardare le cose così come sono e farmene una ragione.
Un giorno si renderà conto di quello che si è perso, non essendo stato presente e rimpiangerà tutto quello che non ha vissuto con me. Purtroppo se ne renderà conto quando sarà troppo tardi.
So solo che ho una madre meravigliosa e degli amici fantastici su cui posso contare. Questo mi basta per andare avanti per la mia strada in modo felice.

I momenti in cui c'eravamo solo noi di D.B.
Caro papà,
sai qual è la cosa che più mi piacerebbe succedesse? Vorrei avere di nuovo otto anni, per rivivere i momenti più belli della mia infanzia: quelli in cui il rapporto tra me e te era, non dico meraviglioso, ma di sicuro migliore rispetto a oggi.
Quei momenti in cui c’eravamo solo noi: i nostri sguardi che si incontravano, le nostre facce sorridenti e le lenzuola sporche di Nutella. Sì, perché anche a te, come ai bambini, piaceva mangiare il cioccolato a letto, mentre guardavamo le partite di calcio  o i cartoni animati.
Ma quella che sporcava sempre le lenzuola ero io. Tu non mi sgridavi, mi dicevi solo di stare più attenta la volta successiva.
Ricordo che mi piaceva tantissimo il tuo modo di fare, così buffo e spontaneo… C’era molta complicità tra di noi.
Poi però sono cresciuta e tutto è cambiato. "Adesso Desy è grande non guarda più i cartoni…". "Non può più mangiare la Nutella sul letto: ormai ha 14 anni!".
Io odiavo quelle frasi e odiavo il passare del tempo troppo veloce. Avrei voluto che quei momenti, che adesso ricordo con nostalgia, passassero un po’ più lenti. Solo questo.
Però è vero: la vita va avanti, le cose cambiano, e soprattutto noi cambiamo. Sappi comunque che il bene che provo per te...quello no, non cambierà mai. Sarà sempre immenso!
Ti voglio bene, papà!

Anche quando lo vedo... di Anonimo
Io e mio padre non abbiamo un rapporto molto stretto. Non so bene perché, ma credo di averne qualche idea. Forse perché, da che ricordo, non l’ ho visto spesso, soprattutto quando ero più piccola.
C'erano settimane in cui non lo vedevo proprio, a causa del fatto che svolge due lavori. Per questa ragione, negli intervalli in cui veniva a casa la mattina presto o la sera tardi, io ero a dormire. Ora che sono cresciuta, le cose non sono cambiate molto: lo vedo ogni tanto a pranzo, raramente a cena, e nel fine settimana mai.
Le poche volte che ci parliamo non abbiamo argomenti, diciamo le solite cose: ''Papà, sabato esco…''. ''Papà, domani mi fermo a Portogruaro…''. "Riordina la camera!''. "Esci di meno!''.
Spero che le cose cambino presto, perché anche quando lo vedo ne sento la mancanza…

Gli insegnamenti di un cavaliere di R.D.
"Papà" è la seconda parola che ho detto, dopo "mamma".
Fin da quando ero bambina, ho sempre giocato con il mio papà. In lui vedevo il mio scudo, la persona che mi avrebbe sempre protetta da tutto e da tutti. E in effetti non ha mai tradito questa mia aspettativa. Tuttora è il mio cavaliere seduto sul suo destriero, pronto a sguainare la spada contro il male. Per lui sono e sarò sempre la sua bambina.
Essendo figlia unica, mio papà ha sempre cercato di accontentarmi, ma senza viziarmi, perché mi ha  insegnato che le cose bisogna meritarsele e guadagnarsele e non sperare di averle senza neanche muovere un dito. Mi ha insegnato che l’erba "voglio" non esiste da nessuna parte. "Neanche nel giardino del re".
Grazie papà, perché mi stai aiutando a crescere con un equilibrio che mi aiuterà nella vita.
Ti voglio bene!

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