Incontri e riflessioni

Scelte di Vita / Scegliere di amare. L'amore vissuto nella coppia, nella famiglia affidataria, nella comunità religiosa.

Scritto da Redazione il 21 Maggio 2012.

Testi di allievi della 3CL curati dalle prof.sse Isabella Rocca e Graziella Bellomo
Ripensa ai quattro incontri di un’ora avuti a scuola, ripensa agli ospiti che hanno raccontato le loro esperienze e riflessioni sulla vita e sulla volontà di amore. Quali le persone, gli aspetti, o le idee espresse che hai trovato interessanti o meno? Perché? Quali i pensieri che hai maturato rispetto alla capacità d’amare, al saper voler bene, aspetti questi che riguardano noi tutti?
Ospiti in classe: seminaristi,  Davide (senior) e Davide (junior); la coppia di sposi Giulia e Alberto; la coppia di fratelli Alessandro e Maria Elena, padre Giorgio della comunità del Marango di Caorle.

Emanuele Tregnaghi
Le spalle coperte di lacrime…
Amare.
Una parola tanto facile da pronunciare, non altrettanto da realizzare.
Il mondo va avanti, migliora, crea nuove opportunità, ma siamo sicuri che sia così?
Secondo la mia opinione, l’uomo oggi sta velocemente facendo passi da gigante (nelle ricerche) ma tutto questo ha un prezzo: si rischia di sacrificare i sentimenti, ed è così chiaro che ormai ci si riduce a innamorarsi di persone virtuali, o almeno così si crede. Stiamo sprofondando nella perdita di noi stessi, nella chiusura dei sensi, e questo solo per mano nostra. L’uomo si è evoluto negli anni, sviluppando, più degli altri animali, una particolare capacità: il copiare. I nostri antenati per esempio vedevano un loro simile arrampicarsi su un albero per prendere un frutto e quando ci riusciva lo imitavano; questo è continuato fino ad arrivare ai nostri giorni. Tale fenomeno però si è trasformato grazie alla globalizzazione: stiamo diventando un branco di pecore e  questo trasforma i sentimenti, perché significa amare non chi ti fa star bene ma piuttosto farsi piacere il più “figo” per paura dell’opinione di altre persone. Io mi ritengo un ragazzo “diverso”, perché riesco ad accorgermene.
Nel mio piccolo mondo (casa - Portogruaro; Portogruaro – casa), vedo molte persone e riconosco che ormai siamo tutti uguali: i ragazzi non vedono solo l’ora di trovare “una bea tosa” (per dirla il meno volgarmente possibile), mentre le ragazze non fanno altro che discutere dei comportamenti del loro ragazzo per sentire l’approvazione delle amiche (che annuiscono per guadagnare rispetto) e far scendere qualche lacrima perché i propri “sentimenti” sono stati violati. Questa è “la fauna urbana” della mia corriera. Divento triste a vedere queste scene, mi fa capire che ormai esser diverso non vale niente, non “piaci”, non sei bello, fai ridere.
Sarà per questo che io la ragazza non l’ho mai avuta.
La prima volta che ho provato qualcosa per una ragazza è stato in seconda media: era una bella ragazza, bionda e alta (da notare il contrasto alta-basso, bionda-castano, nel mio caso) e mi assillava sempre chiedendomi “Chi ti piace? Chi ti piace?”. Ho passato mezzo anno in ricreazione a scappare da lei che mi inseguiva per il giardino e a risponderle “Nessuno!”; poi un giorno le ho detto un po’ timido: “Mi piaci tu…” e lei non reagì. Pochi giorni dopo “si fidanzò” molto tra virgolette con il bullo della classe (evidente scalata sociale da “ragazza semplice” a “first lady”); successivamente lei mi chiese se ero geloso ed io risposi no, anche se ero triste come quando la fetta di pane e nutella cade sul tappeto proprio dal lato della cioccolata.
Credo che le persone “diverse” siano le più buone e me ne sono reso conto poche settimane fa, proprio a scuola, grazie al ciclo di incontri -promosso dalla professoressa di religione Graziella Bellomo- che aveva per titolo Scelte di vita / Scegliere di amare. L’amore vissuto nella coppia, nella famiglia affidataria, nella comunità religiosa.
Nella prima lezione prevista dal progetto, abbiamo incontrato due seminaristi,  di nome Davide entrambi. Personalmente non credo molto in Dio, vedo la religione cristiana come un enorme edificio costruito su un granello di sabbia che è la Fede. Magari Dio esiste davvero, però non lo so. Rispetto comunque chi crede e chi diventa o vuol diventare sacerdote.
I due Davide hanno parlato di cosa vuol dire esser cristiani e della chiamata che hanno ricevuto, di quando e come Dio l’ha fatta. Non mi hanno colpito molto le parole che hanno detto quanto la morbidezza di queste che fa subito risaltare il cambiamento di mentalità rispetto ai preti anziani: il pensiero di questi due giovani futuri sacerdoti è caratterizzato da uno spirito di accoglienza dell'altro, dello straniero, di tutte le persone che vengono fatte sentire a disagio per quello che sono: ciò mi ha fatto sorridere perché almeno qualcuno che ancora vuole bene c’è.
Nel secondo incontro, abbiamo trattato il tema dell’affidamento. Sapevo cos’era, però non mi sembrava granché. Sono venuti a raccontarci la loro storia Giulia e Alberto.
Avevano già dei figli naturali, ma per avere sempre la casa piena hanno deciso di provare l’affidamento. Sapevano che i ragazzini ricevuti in affidamento probabilmente non sarebbero stati dei più educati, perché provenienti da famiglie in condizioni di disagio, con problemi magari non solo economici e quindi avrebbero potuto essere turbati, oppure violenti ma, come ha detto Alberto, lo scopo di un genitore affidatario è proprio voler mettere sulla giusta strada, facendo vedere cosa è bene e cosa è male.
“Come si fa a imporre la propria autorità su un ragazzo che non è tuo figlio?” - ho chiesto io. Alberto ha risposto che un ragazzino può non riconoscerlo come padre, ma lui ogni volta che si sente dire “Tu non sei mio padre!” replica con “Non è stata una mia scelta averti qui con me, ti hanno affidato, quindi io posso semplicemente chiedere di riportarti indietro”. È così che il ragazzo capisce che ciò che si sta facendo per lui è buono.
Durante un altro incontro abbiamo discusso con una grande persona, a mio parere, un piccolo sacerdote di una altrettanto piccola località nei pressi di Caorle, il Marango. Prima di essere assegnato a quella parrocchia, questo sacerdote era stato ciò che vorrei essere (in modo diverso) anch’io: un missionario. Ha aiutato villaggi e persone in Africa e anch’io vorrei farlo, ma da volontario (la messa con i missionari dura quattro ore e se già non reggo bene un’ora figuriamoci quattro), anche perché l’Africa è stata rovinata anche da noi europei con il colonialismo.
Non è giusto che la gente muoia di fame in una parte del mondo, mentre nell'altra c'è il problema dell'obesità.
Padre Giorgio ha fatto una cosa stupenda, ha portato il sorriso a chi non l’aveva. Poi è tornato in Italia ed è stato assegnato al Marango di Caorle, dove ha ricostruito tutto lui, una comunità, un posto per pregare, un paese. Si può pensare che sia finita qui e invece no. Giorgio ha infatti ideato un progetto per non lasciare da soli i seminaristi: ha ospitato in casa sua altri credenti per non vederli isolati. Lui pensa infatti che Dio non voglia la clausura e l’isolamento, ma lo stare insieme e il sorridere, per questo poi al progetto iniziale si è aggiunta anche l’accoglienza di chi ha più bisogno, come  rifugiati politici, prostitute, ... cioè di chi non ha un posto dove vivere, né un sorriso, né un amico.
Sono state tutte e tre esperienze molto belle da conoscere.
Penso che non serva un dio in particolare per fare del bene, per far star bene chi sta male, per dare un abbraccio a chi desidera tanto un po’ di affetto, basta solo volerlo. Credo in ciò che un uomo può fare se ha un cuore.
Credo che se esiste un dio non si preoccupi delle preghiere non dette o della devozione fatta con la monetina per la candela.
Credo che se due ragazzi, uno nero e uno bianco, si danno la mano ne esca solo un contrasto di colore, non di animo.
Credo che l’amore sia l’unica cosa che non si possa inventare o improvvisare e che tutti -pecore, lupi, preti, laici, donne, uomini, bambini, adulti- abbiano bisogno di bene, per non sentirsi soli o per non aver paura del buio o magari semplicemente per affrontare un brutto momento, perché abbiamo tutti un cuore fragile e qualche volta tutti i soldi del mondo non sono meglio delle spalle coperte di lacrime del tuo migliore amico.
 
Giulia
Nella società attuale esiste ancora l’amore verso gli altri?... Quello che mi ha colpito è stato quando Giulia ha confessato che lei ed Alberto non sono una coppia speciale, che anche loro, a volte, vanno incontro a delle liti ... Ma la cosa bella, che non tutte le coppie hanno, è che riescono a trovare un punto di riferimento comune per continuare insieme il loro difficile percorso...
Come abbiamo ricevuto l’amore, lo dobbiamo ricambiare attraverso piccoli gesti...
Solo grazie a questi incontri ho potuto dare un peso alla parola amore e ho capito anche che noi stiamo veramente bene, mentre ci sono altre persone, purtroppo, che vivono anche qui in Italia, che non hanno neanche un pezzo di pane e, soprattutto, non hanno una persona con cui confidarsi.
Chiara S.
...Credo che sia stata l’esperienza più bella che mi ha offerto la scuola quest’anno, in quanto in sole tre ore di lezione ho avuto modo di conoscere una realtà diversa e confrontarla con quella che vivo e, perché no, stimolare in me la voglia, in futuro, di “aprire” la mia famiglia a coloro che hanno bisogno di amore.
 
Chiara Z.
Non mi ero resa conto di quanti generi di amore esistessero al mondo. La mia mente tornava sempre a quel pensiero di amore tra uomo e donna, tra madre e figlio e non si era mai soffermata a considerare altri, tra i più diversi, modi di dare affetto. Questa ricca riflessione non mi è scattata dentro un giorno così, a caso, guardando le stelle e contando le pecorelle, quando non riuscivo a dormire, ma grazie ad esempi di vita che ci sono stati testimoniati in diversi incontri a scuola...
Ora come ora non so se anch’io farei quella scelta di vita, quella cioè di mettermi a disposizione degli altri con tutte le forze, ma tutto questo percorso -pensieri, parole, testimonianze di vita quotidiana molte volte nascoste e tremende- non posso negare che mi abbia fatto scattare qualcosa dentro. È stato molto bello assistere a questi interventi e chissà... forse in un futuro riuscirò anch’io ad esprimere il mio amore volendo bene a chi più ne ha bisogno, “trasformando” la mia futura famiglia in una famiglia affidataria.
 
Anna M.
...Anche grazie alle storie raccontate mi sono resa conto che ci sono persone che non pensano
solo alla propria vita, ma cercano di aiutare altre vite meno fortunate della loro, dedicandosi e dando tutte se stesse; persone che non pensano solo al loro profitto, persone che però automaticamente vengono ripagate da coloro ai quali danno il proprio aiuto con qualcosa che non ha prezzo: la gratitudine.
 
Annalisa
... Sicuramente per intraprendere e decidere di portare avanti particolari percorsi bisogna essere consapevoli del fatto che ci vuole pazienza, tolleranza, calma e a volte anche sopportazione. Queste persone inoltre assumono degli incarichi molto impegnativi e si prendono delle grosse responsabilità...
 
Jasmine
...Sono stata colpita dalla scelta fatta dai due ragazzi di seguire il percorso di seminaristi, nonostante la loro giovane età. La domanda più frequente che è stata posta loro dalla classe ha riguardato il motivo di questa scelta. La loro risposta mi ha stupita, perché ci hanno confessato di aver deciso di intraprendere questo percorso per cercare la felicità, perché, pur avendo una vita soddisfacente, non si sentivano veramente realizzati...
Quello che ti fa fermare e riflettere è proprio la forza dell’amore e della fede che riesce a riempirci e a darci un senso di sicurezza. È la virtù, non la natura, che ci onora di tutto questo.
 
Martina
... Non riesco a capire completamente il senso di questo “voto”: se una persona non si sente totalmente appagata dalla sua vita e avverte l’esigenza di aiutare gli altri, credo non debba per forza fare una scelta di vita religiosa. Esistono anche centri laici nati appositamente per questo... Durante l’incontro con i due seminaristi, abbiamo anche discusso del nostro rapporto con i sacerdoti. Infatti non tutte le persone riescono a vederli come punto di riferimento o come qualcuno con cui parlare e che possa cercare di aiutare la comunità nei suoi problemi....
Questa esperienza mi ha fatto maturare, mostrandomi una nuova faccia dell’amore, vissuto attraverso scelte che possono sembrare particolari e anche difficili da prendere, perché portano ad un radicale cambiamento; se però esse vengono sentite dentro, possono regalare una nuova felicità personale, ma anche una felicità che dia la speranza di una vita migliore a chi, altrimenti, non potrebbe averla...
 
Gessica
...Come dice il titolo di questi incontri “scegliere di amare”, penso che amare una persona e, quindi, volerle bene, sia una cosa bellissima e che riuscire a conquistare la fiducia di qualcuno e farsi voler bene sia ancora più bello.
Scegliere di amare è un’opportunità che una persona decide autonomamente di cogliere non un obbligo...
 
Jennifer
...I vissuti raccontati da queste persone mi hanno fatto pensare alla capacità di amare e di saper voler bene.
Personalmente penso che per poter aprire il proprio cuore al prossimo, occorra essere provvisti di una straordinaria apertura mentale, in quanto, per amore, bisogna tralasciare le cose banali e dare importanza a ciò che è il bene proprio e altrui.
Grazie a questa esperienza, ora ho una mia definizione di “amore”: ho capito che amare significa regalare un sorriso, dare calore ad un'altra vita e alla propria, ricostruire ciò che il male distrugge.

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