Scrivono i Prof

Editoriale di gennaio:

Scritto da La cinciallegra il 10 Gennaio 2011.

MEMORANDUM PER LA CINCIALLEGRA, IN VISTA DEGLI SCRUTINI

Quest’anno, il primo gennaio, ho regalato agli amici una frase del regista Konstantin Stanislavskij. “Non ci sono piccoli ruoli, ci sono solo piccoli attori”. Mi sento di riproporla ora, qui, nell’editoriale di gennaio. Non perché sia a corto di idee; semplicemente perché credo che calzi a pennello con ciò che ci accingiamo a vivere tutti, tra pochissimo e cioè al termine del primo quadrimestre.

In questo palcoscenico virtuale che è la scuola, infatti, siamo “attori” tutti. Ed è proprio vero che non ci sono “piccoli ruoli”: lo studente è studente, l’insegnante è insegnante ed ognuno fa ciò che gli compete per l’età che ha e per le decisioni che liberamente ha preso per la sua vita. Questo lavoro anziché un altro, se pensiamo agli adulti; questa scuola anziché un’altra, se vediamo la realtà dal punto di vista dello studente. E dunque che riflessioni possono scaturire dalla frase di Stanislavskij, a pochi giorni dalla fine del primo quadrimestre?

Gli scrutini previsti per gennaio fotograferanno una situazione e cioè l’andamento scolastico degli studenti, di CIASCUNO studente, nel primo quadrimestre dell’anno scolastico 2010-2011. “Attori” i fotografi, “attore” il fotografato. Poiché è noto che le foto più riuscite sono un mix tra la bravura del fotografo e la particolarità del soggetto immortalato nell’immagine, l’immagine scaturita dal “click” che è lo scrutinio potrà essere una sorta di cartina di tornasole per vedere se docenti e studenti sono stati “bravi” oppure no. E poiché la vita è un cammino di perfezionamento e nessuno (che meraviglia!) può mai sentirsi “arrivato”, la foto, analizzata obiettivamente, potrà servire a fotografi e fotografati per stimolare la propria creatività e cercare – entrambi – possibili percorsi di miglioramento.

E così, ancora prima del “click”, senza la presunzione di insegnare niente a nessuno e senza la pretesa che venga condiviso da tutti, la cinciallegra ha deciso di rendere pubblico il “memorandum” che, scritto in un foglietto piccolo piccolo e poi arrotolato, legherà alla zampetta e leggerà più e più volte a se stessa, sottovoce, i giorni degli scrutini delle sue classi.

UNO. Non scordare mai, cinciallegra, che gli studenti sono innanzitutto dei “volti”. I dati raccolti in questi primi mesi (comportamento, voti, assenze, metodo di studio, impegno domestico, capacità di elaborazione personale, interesse, motivazione, partecipazione alle lezioni…) non hanno valore in sé, ma hanno un senso se e perché riguardano un essere umano (QUELL’ essere umano!): delle fattezze, una vita, un destino.

DUE. Il cammino educativo è un accompagnamento (una specie di “base musicale”, che supporta e guida il canto), con cui è possibile che tu (proprio tu!) aiuti quel giovane e quella giovane a compiere il cammino iniziato con la nascita e che li porterà alla piena responsabilità di uomo e di donna maturi.

Ricordi cosa ha scritto recentemente in un articolo Alessandro D’Avenia, autore del bel romanzo “Bianca come il latte, rossa come il sangue”? Era una frase che avevi segnato con la matita rossa, tanto ti aveva colpita! “Il professore è chiamato ad essere in una stessa persona padre e madre: quando un papà lancia il bambino in aria, la mamma preoccupata chiede al marito di metterlo giù. La madre tiene il figlio ancorato a terra, lo protegge, il padre lo lancia nel futuro, nell’ignoto, spingendolo a credere nelle proprie capacità. Solo questo sguardo duplice rende i ragazzi capaci di stare al mondo essendo se stessi: comprensione e sfida, attenzione e slancio”. Quando sei in classe (ma anche durante gli scrutini) immagina dunque di essere come il padre o la madre che sostiene il figlio mentre nuota, per non farlo affogare, ma sa tenere le mani a distanza per non impedirgli i movimenti che gli sono necessari per imparare. Non essere iperprotettiva, pensando scioccamente che ai ragazzi vadano risparmiate tutte le frustrazioni, ma fai anche sempre in modo che non si sentano “soli”, quando affrontano gli ostacoli della vita.

TRE. In questa fase dell’anno scolastico, in cui la pagella fotograferà la realtà, non vedere la pagella come un traguardo, ma come una tappa. Espletati i passaggi burocratici che la scuola impone a metà anno (e cioè lettere di “comunicazione – carenze” alla famiglia con firme e controfirme, indicazione di “corsi di recupero” o di “recupero in itinere”, predisposizione delle prove pensando già al termine dei corsi…), non ripartire subito con l’urgenza del programma-da-spiegare-perché-siamo-tanto-indietro, ma aiuta gli studenti a riflettere con onestà sul foglio che riceveranno e sui numeri che vedranno, affinché abbiano una buona autostima (che non significa necessariamente avere una buona opinione di sé!). Insegna che autostima significa auto-valutazione, conoscenza di sé: delle proprie possibilità e dei propri limiti. E che una buona misurazione è quella che più si avvicina alla realtà, non quella che “piace di più”. Credere di avere capacità più elevate di quelle che in realtà si hanno è narcisismo; come pensare di avere meno capacità di quelle che si hanno è difetto di autostima e dunque svalutazione di sé. Aiuta invece i ragazzi a comprendere il valore dell’umiltà, che significa avere uno sguardo reale su se stessi. E desiderio vero di imparare. Imparare sempre. Imparare per tutta la vita.

QUATTRO. Se la pagella non è un traguardo o un “atto dovuto”, ma un’occasione di crescita, fai un altro sforzo e approfitta per ricordare agli allievi che il loro impegno di ora, lo studio, ha due significati: uno “transitivo” ed uno “intransitivo”. Studiare – è vero – ha innanzitutto un significato transitivo perché si “fanno” delle cose e si producono dei risultati. Il significato intransitivo è forse più difficile da comprendere, da parte degli adolescenti. Ma è solo capendo questo che la mattina si alzeranno per venire a scuola, spinti da una motivazione intrinseca e non da motivazioni estrinseche (voti compresi), che lasciano il tempo che trovano, deludono facilmente e sempre più spesso portano i ragazzi a gettare la spugna e a mollare gli studi.

Il significato intransitivo è la ricaduta dell’azione sul soggetto, su chi la compie. L’azione costruisce il soggetto come persona, perché con le nostre azioni non solo decidiamo cosa fare, ma anche chi vogliamo essere. E allora, non stancarti mai di ricordare ai tuoi studenti che la scuola c’entra con la vita e che stanno studiando per acquisire gli strumenti fondamentali per conoscere la realtà! Fa’ in modo che, usando proprio quegli strumenti, siano vigili e prestino attenzione ai segni che incontrano nel cammino, giorno dopo giorno. Saranno quelli, come le briciole di Pollicino, a condurli verso il loro destino di uomini e donne che hanno trovato il loro posto nel mondo.

Se la foto scattata alla fine del primo quadrimestre indica solo dei “voti-su-delle-prestazioni”; se non aiuterai i ragazzi a comprendere il senso della fatica che stanno facendo e che dovranno ancora fare; se non farai in modo che, dentro e al di là dei “numeri”, intravedano il cammino svolto, il cambiamento, la crescita, ma anche tutto il cammino che resta da compiere, il “click” scattato a gennaio servirà davvero a poco, per non dire a nulla. Bella o brutta che sia, la foto finirà in un cassetto. Espletate le formalità burocratiche, tabula rasa. Routine.

CINQUE. Quale che sia la foto di ciascuno, la pagella di ciascuno, chiama all’appello la libertà dei ragazzi, dei singoli studenti. Che abbiano la certezza che, impegnandosi, la prossima foto potrà essere più bella; che la pagella di fine anno potrà essere migliore; che ognuno può diventare un “attore” più bravo!

Recuperato il valore della “posta in gioco”, sappi, cinciallegra, che la libertà può volare altissima. (L’hai sperimentato più volte tu stessa!). La promessa è l’avventura meravigliosa di una vita piena. Una vita da vivere non “stupefacendosi” ma…stupiti. Capaci di meravigliarsi di fronte al calore buono della normalità. Di fronte a cinque ore di scuola “sensata”, e cioè ricca di senso per ciascuno; di fronte ad una pagina di letteratura, un incontro, un’amicizia, una sfida.

Anche la sfida di un secondo quadrimestre migliore del primo, perché vissuto con una consapevolezza nuova.

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